Intervista a Guggenheim su "From the Sky Down"!

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Intervista a Guggenheim su "From the Sky Down"!

Messaggio  santips il Mar Set 13, 2011 7:22 am

La partecipazione di Guggenheim di "From the Sky Down", documentario sugli U2 in uscita giovedì in apertura del Festival Internazionale del Cinema di Toronto, è iniziato tempo addietro con "Boy", album di debutto della band 1980. Fu allora che diventò un fan.

"Mio fratello portò a casa 'Boy' quando aveva 17 anni", dice Guggenheim, documentarista premio Oscar di 47 anni. "Fino ad allora ho amato la musica, ma come se fosse la musica di qualcun altro. E quando ho sentito 'Boy' è staco come, 'Oh, questa è la mia musica'. Gli U2 sono stata la prima band con cui sono cresciuto o con cui ho sentito una sorta di connessione. Sono un grande fan degli U2, il che può essere un problema. Come giornalita è come coprire un omicidio a casa propria... Come si fa a mantenere l' obiettività e la giusta prospettiva?"




Gli U2 volevano un proprio documentario su 'Achtung Baby', il loro settimo album che ha segnato una svolta per il suono e per l'identità del gruppo, passando dal rock a sound danzabili.

All'inizio di quest'anno, The Edge, Bono, Adam e Larry hanno chiesto a David Guggenheim di fare 'From the Sky Down', il primo documentario ad aprire il Festival Internazionale di toronto in 36 anni di storia.

"Penso che dovremmo essere contenti", dice David di precedenti storici. "E' sufficientemente buono per farlo?"

I fan saranno i giudici finali, ma prima i dettagli.

Poteva essere scelto un album degli U2 piu' convenzionale per celebrare, come per esempio 'The Joshua Tree' del 1987. Perchè proprio 'Achtung Baby'?
Quello che mi ha colpito è come si sono sentiti in quel momento della loro vita. Ognuno aveva una prospettiva molto diversa ed è stato sicuramente un periodo molto tumultuoso per loro. E' stato il momento in cui hanno dovuto scegliere tra reinventarsi o soffrire. Si sono reinventati in un modo eccezionale, ma era un touch and go!

Dove è classificato 'Achtung Baby' nella tua lista dei preferiti degli U2?
La cosa sorprendente degli U2 è che è difficile scegliere. Con i Rolling Stones potrei dire che 'Exile on Main Street' è il mio album preferito. I dischi degli U2 sono molto diversi, dal momento che sono molto diversi tra loro come 'Boy' o 'The Joshua Tree' o 'Achtung Baby'. Ma è certamente uno dei miei preferiti. Ed ora, conoscendone la storia, è impressionante che una band con tale popolarità abbia deciso di andare completamente contro corrente. Tutti i fan volevano un'altra 'Where the streets have no name' e loro hanno dato l'esatto contrario. Penso che sia ciò che rende unica questa band: il modo di continuare a reinventarsi in questo modo.

E' incredibile che la formazione sia rimasta sempre quella originale, anche dopo decenni.
Riesci a crederci? Si sono conosciuti a scuola quando avevano 16-17 anni. Sono cresciuti insieme e sono rimasti insieme. Sembra che esista una legge fisica che dica che le rock band debbano esplodre o implodere o scarnire come una sorta di memoria di se stessi. E hanno sfidato la legge della fisica. Per me questo è il grande mistero della band. Penso che la parola rivelatrice del documentario, in questo senso, sia "collettività".

Il documentario utilizza immagini di repertorio che si concentrano sulla composizione di 'Mysterious Ways' e 'One', le due canzoni di grande importanza nell'album. Com'è stato possibile?
E' magico. Ho fatto queste inverviste solo con loro, seduto con un microfono, e interviste intime e ognuno di noi ha parlato del momento in cui nulla stava funzionando durante le sessioni di registrazione di 'Achtung Baby'. Quella canzone, 'Mysterious Ways', è partita. E io: "Beh, questo è il momento. Andiamo dopo di lei. " Eravamo nell'archivio delle registrazioni originali risalenti alle sessioni degli anni '90. Cìera 'Mysterious Ways' e di fila 'One', e poi quegli accordi per iniziare un'altra canzone, e wow! E' stato come essere archeologi e scavare tra la polvere e i detriti e trovare la pietra che è la chiave del mistero.

I membri della band hanno coniato il termine "Bongolese" per descrivere come Bono utilizzi un balbettio cantato e improvvisato per raggiungere i diversi punti della canzone. Vale per ogni canzone?
Non so se è per ogni canzone, ma rende molto. Ciò che è interessante è da dove proviene il titolo del documentario ('From the sky down'= giù dal cielo), è così che si parla di come le parole vengano alla fine e nel mezzo mentre si sta facendo quella cosa per evocare la melodia e il sentimento, le parole sono una sorta di ripensamento.

Hai idea del verso in cui la band è rivolta ora? Si sente ringiovanita?
Non parliamo del presente. Forse avrei dovuto, ma proprio non ne ho parlato. Sono molto positivo verso il prossimo album. C'è molto entusiasmo a proposito.

fonte: U2News
Grazie a Simona (santips) per la segnalazione!

santips

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